Ventiduesima pagina Mi sono fermata a una veglia

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Che ci sia amore, incertezza, confusione, smarrimento… in questi versi, che tra poco trascriverò, potrei anche affermarlo, ma lascerò a chi leggerà la possibilità di trovare o di smarrire quel qualcosa che a volte ci spinge a cercare nelle altrui scritture. La stessa condizione della nebbia non è univoca e agisce a diversi gradi di intensità. Rimanda comunque a tutto ciò che non è nitido – spiegabile con chiarezza – dimostrabile senza un alone di dubbio.

 

epitaffio che verrà in seguito

Porterò ogni dubbio, ogni causa di lamento,
terrò nelle mani la matrice dei giorni malfatti,
non ci sarà copia.
In questi versi, mio lontano monologo
mi rimarrà scritta la coscienza di essere stata incerta
sempre.

Roberta Dapunt

 

 

Nebbia

Fiato la nebbia
al tramonto fonde i suoi umori
nel buio sospende le escrescenze

mi sono fermata a una veglia

al suono di un torace invaso
del tuo corpo disteso
muovevo i passi

nelle stanze si è alzato vapore

le acque dei nostri petti
non specchiavano nitide
le pieghe dei volti
confuse e smarrite le lettere di amore
sono ritornate al mittente

mi sono spostata
ogni gesto con il proprio seguito

il tempo dei giorni da una scala
esterna non ci immette nella stanza

c’è poca aria nel tuo corpo

è rimasto appannato lo spazio in comune

 

frelen

 

 

 

 

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