Mi sono sentita, in un pomeriggio primaverile, sotto una cupola verde come in un tempio.
Un tempio non è solo un luogo chiuso. Sarà un luogo accessibile per chiunque voglia entrarvi. Altrimenti non può accogliere e non sarebbe un tempio. I miei occhi non percepivano altro e io stessa riflettevo in me quel verde. Ho avuto la sensazione che gli stessi occhi si riempissero di una verde fosforescenza.
Ero incantata. Non riuscivo a muovermi per spostarmi e andare a lavorare in orario.
Ho forzato la mia volontà – cosa che capita spesso a molte persone – e mi sono avviata lasciando una parte di me in quel fogliame o portandone una componente in me.
Ancora, come da bambina, credo di essere un vegetale sotto molti aspetti. Trovo affinità nel mondo vegetale. Non so poi molto su questo immenso regno, e pure vi sono legata da una conoscenza che non passa da un sapere dettato dallo studio.
Darò fiore un giorno…
«Verde que te quiero verde»
(Federico Garcia Lorca)
Questo fogliame varietà
del berillo
si accende
dirada intenzione
in un tuffo al cuore
replica un contatto
Sotto una cupola mobile
minerali
viventi
forse sognano il paradiso
temono l’inferno
colpiti da raggi
di luce verde
come verde è ora il sentire
La linfa risale
la china
petali stanchi
atterrano
passeggeri da uno stato
a un altro
mischiando a qualsiasi
squallore
una calpestata bellezza
di cellula
vegetale
frelen

immagini poetiche bellissime
L’ho scritta ai Giardini Margherita…