Quarantaduesima pagina Don Chisciotte di Francesco Guccini

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Questa pagina la dedico a Francesco Guccini

Ho scelto «Don Chisciotte» tra i molteplici suoi testi di canzoni che mi piacciono.

«L’avvelenata» è stata la sua prima canzone che ho conosciuta e imparata a memoria. Avevo dodici anni. La mia compagna di classe con la quale facevamo un bel po’ di birichinate me la fece ascoltare più volte per impararla a memoria e mandare le persone che ci opprimevano a quel paese attraverso le parole di un testo di un vero e proprio cantautore. E funzionava in un certo senso. Scoprimmo che a scuola non potevamo cantarla per intero, e neanche a casa, ma qualche strofa riuscivamo a inserirla come atto di protesta e la cantavamo. In altri contesti, appena potevamo, la cantavamo. La urlavamo integralmente.

Anni dopo. Un pomeriggio a scuola, ora che ci ripenso non ci trovavamo nell’edificio scolastico: eravamo in teatro, la più grande delle mie figlie – aveva la mia stessa età dei tempi de «L’avvelenata» – partecipa a uno spettacolo teatrale con la sua classe.
Trovai una intensità e una autenticità nelle loro azioni teatrali solidamente sperimentale. Ogni partecipante portava un qualcosa di proprio sul palcoscenico e lo rendeva comunitario, aprendo a ogni partecipante altri punti di vista, ampliando così le proprie stesse possibilità. Trapelavano desideri, paure, coraggio, smarrimento, volontà… Un alone di incompiuto e di incoscienza rimase in sospensione verso la fine, e… a un tratto partì la canzone di Francesco Guccini: «Don Chisciotte».
Furono momenti emblematici e eloquenti. La canzone lasciò in dono la voglia del coraggio; di lottare contro l’ingiustizia in qualsiasi modo si stia e con i mezzi che si hanno.
Sentivo a ogni strofa come se si stessero forgiando strumenti invisibili. Abbracciai mia figlia con una gioia liquida.
E visibilmente in piena esaltazione ringraziai la regista che aveva accompagnato la classe in quel percorso e coloro che avevano mostrato pubblicamente una parte dei loro sogni, una zona intima e vulnerabile.

È un testo poetico. Letterario. Musicalità. L’ho trovata scritta in modo diverso, riporto quella con la rima alternata.

Scritto da Francesco Guccini e Beppe Dati; cantato da Francesco Guccini in Don Chisciotte e da Juan Carlos Biondini in Sancho Panza

[Don Chisciotte]
Ho letto millanta storie
di cavalieri erranti
di imprese e di vittorie
dei giusti sui prepotenti
per starmene ancora chiuso
coi miei libri in questa stanza
come un vigliacco ozioso
sordo ad ogni sofferenza.
Nel mondo oggi più di ieri
domina l’ingiustizia
ma di eroici cavalieri
non abbiamo più notizia
proprio per questo, Sancho
c’è bisogno soprattutto
di uno slancio generoso
fosse anche un sogno matto.
Vammi a prendere la sella
che il mio impegno ardimentoso
l’ho promesso alla mia bella
Dulcinea del Toboso
e a te Sancho io prometto
che guadagnerai un castello
ma un rifiuto non l’accetto
forza sellami un cavallo!
Tu sarai il mio scudiero
la mia ombra confortante
e con questo cuore puro
col mio scudo e Ronzinante
colpirò con la mia lancia
l’ingiustizia giorno e notte
com’è vero nella Mancha
che mi chiamo Don Chisciotte

[Sancho Panza]
Questo folle non sta bene
ha bisogno di un dottore
contraddirlo non conviene
non è mai di buon umore
è la più triste figura
che sia apparsa sulla Terra
cavalier senza paura
di una solitaria guerra
cominciata per amore
di una donna conosciuta
dentro a una locanda a ore
dove fa la prostituta
ma credendo di aver visto
una vera principessa
lui ha voluto ad ogni costo
fare quella sua promessa
E così da giorni abbiamo
solo calci nel sedere
non sappiamo dove siamo
senza pane e senza bere
e questo pazzo scatenato
che è il più ingenuo dei bambini
propri ieri si è stroncato
fra le pale dei mulini
È un testardo, un idealista
troppi sogni ha nel cervello
io che sono più realista
mi accontento di un castello
mi farà Governatore
e avrò terre in abbondanza
quant’è vero che anch’io ho un cuore
e mi chiamo Sancho Panza

[Don Chisciotte]
Salta in piedi, Sancho, è tardi
non vorrai dormire ancora
solo i cinici e i codardi
non si svegliano all’aurora
per i primi è indifferenza
e disprezzo dei valori
e per gli altri è riluttanza
nei confronti dei doveri!
L’ingiustizia non è il solo male
che divora il mondo
anche l’anima dell’uomo
ha toccato spesso il fondo
ma dobbiamo fare presto
perché più che il tempo passa
il nemico si fa d’ombra
e s’ingarbuglia la matassa

[Sancho Panza]
A proposito di questo
farsi d’ombra delle cose
l’altro giorno quando ha visto
quelle pecore indifese
le ha attaccate come fossero
un esercito di Mori
ma che alla fine ci mordessero
oltre i cani anche pastori
era chiaro come il giorno
non è vero, mio Signore?
Io sarò un codardo e dormo
ma non sono un traditore
credo solo in quel che vedo
e la realtà per me rimane
il solo metro che possiedo
com’è vero che ora ho fame!

[Don Chisciotte]
Sancho ascoltami, ti prego
sono stato anch’io un realista
ma ormai oggi me ne frego
e, anche se ho una buona vista
l’apparenza delle cose
come vedi non mi inganna.
Preferisco le sorprese
di quest’anima tiranna
che trasforma coi suoi trucchi
la realtà che hai lì davanti
ma ti apre nuovi occhi
e ti accende i sentimenti
prima d’oggi m’annoiavo
e volevo anche morire
ma ora sono un uomo nuovo
che non teme di soffrire

[Sancho Panza]
Mio Signore, io purtroppo
sono un povero ignorante
e del suo discorso astratto
ci ho capito poco e niente
ma anche ammesso che il coraggio
mi cancelli la pigrizia
riusciremo noi da soli
a riportare la giustizia?
In un mondo dove il male
è di casa e ha vinto sempre
dove regna il capitale
oggi più spietatamente
riuscirà con questo brocco
e questo inutile scudiero
al potere dare scacco matto
e salvare il mondo intero?

[Don Chisciotte]
Mi vuoi dire, caro Sancho
che dovrei tirarmi indietro
perché il male ed il potere
hanno un aspetto così tetro?
Dovrei anche rinunciare
ad un po’ di dignità
farmi umile e accettare
che sia questa la realtà?

[Don Chisciotte e Sancho Panza]
Il potere è l’immondizia
della storia degli umani
e anche se siamo soltanto
due romantici rottami
sputeremo il cuore in faccia
all’ingiustizia giorno e notte
siamo i grandi della Mancha
Sancho Panza e Don Chisciotte!

frelen

Questo articolo ha 2 commenti

  1. vittoria

    bello questo scritto che dice di quanto la poesia e la musica possano dare un sano impulso alla lotta contro l’ingiustizia sin da quando si è molto giovani e si continui poi via via portandosi le parole e il ritmo nel cuore. Un abbraccio. Grazie Vittoria

    1. frelen

      Anche per me è così. Ho sempre creduto nella importanza delle parole. Se invece non contano nulla… lasciamo parlare i fatti. Le parole autentiche hanno un dono magico
      Grazie carissima Vittoria delle tue di parole

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