Non sono a dormire in questa notte che è notte. Domani non mi pentirò quando avrò difficoltà per alzarmi. Questo è il mio proposito. Vorrò restare felice pure nella stanchezza che inevitabilmente seguirà. Ho preparato due testi che avevo scritto dopo avere letto testi di Marta Fabiani. Il suo primo libro di poesia è del 1977. Poeta scoperta a un incontro di poesia e di cui, insieme altre compagne di scrittura, abbiamo cercato i testi, e poi ognuna di noi ha scritto un proprio testo. Forse, o certamente, dopo avere letto alcuni testi poetici, come affermava Andrea Zanzotto, qualcosa in noi muta. E qualora scriveremo ne tracceremo segno.
Infine sto completando questa pagina in mattinata perché il tablet, da cui stavo scrivendo in orario notturno, mi ha abbandonata al culmine della concentrazione.
«[…] dove non c’è semina
la ragione non serve» (Marta Fabiani)
I esercizio
Pause piccolissime istantanee
estasi
fermate nell’esiguo
disinnescato il giro automatico
dell’orbita
non essere calamita
cosciente di una ripresa
sgocciolare come dopo la pioggia
anticipare l’immaginario
compongo nella separazione
in uno scambio di cui sono
portavoce
la ragione è una cavia
nel circuito dei confini
i campi sono spogli
ci sarà attesa
infiorescenze tratteggiano volatili
semine nei territori
frelen
II esercizio
Intrecciate le dita per un gesto
di amore
un insieme di corolle trasfigurate
solitudine nei nostri rovesciati
corpi
in giornate a ore per le strade
calpestate da incertezze
un desiderare ferino
disciolto come pastella
a densità da spargere
nel suolo bollente
dell’intrusione
il fortuito il ricettacolo il caso
può agganciare
scivolare esente da fremito
frelen
