Quando credo che alcune cose in me le devo e le voglio cambiare, penso come fare per riuscirci.
È il corpo il mio grande mentore. È un tempio vivente, mistico. Non è un involucro dove io risiedo. Il corpo mi dà segni e risale a memorie perdute dalla coscienza. Dal corpo, per arrivare a strati nascosti, invisibili di parti di me dove cambiare vuole dire com-prendere, sentire, ascoltare, anche se razionalmente non sto nella posizione di chi capisce…
In questo testo tutto ritorna in un dentro di sé o forse parte da un interno anche se si apre verso un esterno in cui pero è propria la percezione.
Anche questa volta sono le domande a sorreggermi e non le risposte. L’ascolto della terra non è una cazzata. Allontanarsi da questa pratica ha ripercussioni contro la vita nel suo ciclo completo in cui la morte ha il suo posto e così la rinascita.
La semplicità è la cosa più difficile al mondo?
Cosa chiede il fiore per sbocciare
cosa cercare tra le vie di asfalto
cosa rincorro nel vento di una collina
cosa provi smussando l’argine
se possa trovarsi un punto liquiforme
una roccia sedimentaria
un fuoco solidificatosi
un germoglio incustodito sigillato
in una dimenticanza
Diametro mobile nella circonferenza
equidistante tra sospensione radicamento
discendere ascendere con ogni parte
nella prova con il sé
corpo a corpo
nella nudità sovente addobbata
per una festa che non c’è
Trovare le tracce del sangue
dare forma a una diversa pratica tra popoli
non cedere alla legittimazione della violenza
in quelle sue espressioni consolidate
giustificate
decostruire la percezione delle nostre vite
scandire i cicli vitali
restare in ascolto della terra
lasciare terreno
frelen
