Quarantesima pagina Ci vuole buio per le lucciole

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Troppa luce è artificio. E dei più finti. Quando ritornavo nella vecchia casa non c’erano luci fisse sopra il portone e intorno al giardino. Abbiamo sempre preferito il buio per trovare la strada.
Da lontano affinavamo la vista che – partendo dal buio non illuminato da lampade e lampioni – si amplificava a raggiera e ci confermava la posizione. Ci ubicava in un modo intimo alla nostra dimora. Ci mostrava qualcosa di invisibile che con l’illuminazione non avremmo visto. Ogni passo prendeva tempo, sostanza, fiducia e la meta era la vera sorgente.
Forse un po’ di paura durante qualche ritorno serale. E amiche, amici e conoscenti ci ribadivano di mettere una luce fissa. Sì, la luce sopra il portone l’abbiamo anche messa, ma era discreta e si accendeva al bisogno con un pulsante quando dovevi salire gli scalini per aprire con la chiave lo stesso portone.
Ci orientavamo guardando il cielo perché tutte le stelle brillano in un altro modo al buio. Si genera quel rapporto di scambio, di relazione al di là dell’umano in quei casi. Alla sensazione di sentirsi fondamentalmente sole/soli si sostituisce quella di fare parte di un universo.
Nel mese di giugno e forse anche fino a luglio vedevamo le lucciole a indicarci la strada.
Pensavo alla bacchetta magica. Alle scintille che si diramano muovendo uno strumento magico. Perché per me le lucciole sono insetti magici. Qualsiasi lezione e spiegazione sulla loro bioluminescenza non riduce la loro magia. La prima risorsa della magia è la natura nella molteplicità delle loro forme. Certo che la chimica è necessaria perché avvenga quel richiamo di amore e quella risposta che conferma di approvare l’unione. E qui si scatena la magia nelle sue concatenazioni.
Una danza di luce, forse circolare che vortica intorno un proprio bisogno.
Ci avvicinavamo con cautela per non disturbarle. Ce le trovavamo anche appena fuori dal portone di casa. Ah che incanto inspiegabile ci prendeva! Guardarle era per noi uno dei grandi spettacoli a cui la vita ci faceva assistere.
Ho scritto queste righe non proprio per introdurre il testo poetico, non proprio per un perché…
È che le lucciole ci chiedono di spegnere i segnali luminosi. I nostri eccessi luminosi le spengono irrimediabilmente.

Dedicato alle lucciole

A momenti colma di buoni propositi
accesi come allarmi benefici
sentinelle alzano le alabarde
al ritmo di rinnovate volontà
lucciole del mese di giugno
a mostrare il desiderio
di amore
nella oscurità danzata

un furore sparso
tra eterogenei alter ego
insorge non così
ripetibile
nella spiegazione
a ragione di parole
di conferma verso più
unanime significante
per poi cadere
per poi non sapere tenere quota

ricominciare a farmi le ali
io che delle ali ho fatto il mio vessillo

frelen

 

 

 

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