Qualche verso scritto tra un giorno e un altro. Versi strappati al tempo delle azioni da compiere durante lo svolgersi delle ore impegnate nel lavoro. Meglio scrivere che non scrivere. Per me. Non si tratta di stare meglio o peggio, ma di sentire qualcosa di diverso da quello che per lo più quotidianamente si vive. Un collegamento non proprio verosimile, un sentire mutato, una discesa difficile da concedersi nella scrittura di versi. Fanno parte del mio ultimo quaderno dove prendo anche qualche appunto di un indirizzo, un recapito telefonico, una faccenda da sbrigare… anche le poesie bisogna appuntarsele perché scappano con una velocità impossibile da controllare. Ne perdo ogni giorno qualcuna che mi visita e che non riesco – anche per motivi banali – a mettere per iscritto. Dopo non si può retrocedere, non ci sono passi. Ci si allontana, anzi ci si trova in un altro posto e la distanza non ha metro.
I testi che qui metterò sono accomunati da corse e pause. Oggi è un giorno che ricorda la nascita di una mia figlia, ore in cui ci si preparava a compiere il viaggio, l’attraversamento di stadi molto differenti tra loro come fossero mondi in cui si sosta, da cui si diparte e si continua…
La corsa esigeva allenamento
muscoli pronti
anatomia scheletrica sostenente
cuore che sappia pompare
un affanno cadenza il passo
gli occhi accesi di una altra follia
nel dopo lavoro
aulica discendente
depensante vivere
ricerco cibo
faccio battesimi con gocce irrisolte
giochi muti nell’antro del diverbio
mi separa un quid da tutte le cose
che tipo di presa è la mia
ricovero per anime abbandonate
oggetti lasciati nei rifiuti condominiali
Cosa si può scrivere a gennaio nei trenta minuti in treno
Lo faccio e basta
Per scrivere è necessario scrivere
La ferrovia è linea dritta anche quando
aggira una montagna
percepisci una andatura che punta a un orizzonte
la meta
Nei vagoni soffoco mi esce fumo
dagli indumenti dalle membra infreddolite
Una forzatura l’eccesso di calore
vampate di calore alla testa
il faut spogliarsi il più possibile
per evitare il contrappasso del clima
invernale quando si giunge alla propria fermata
Il lavoro mi attende statico accatastato
con residui di cibo vegetale e ore
in cui chiedersi cosa significhi avere lavorato
avere fatturato avere maturato
avere fatto finta di vivere
Sorso dopo sorso
raggio su raggio
secondo più secondo
sosta sospesa
tra un tempo ristretto
in una immensità specifica
fogli e penna su un tavolino
dolenti spuntoni di ali
frelen
