Tre testi, in appunti miei, uniti in un flusso tra coscienza e incoscienza, tra scoperta e dolore, esplorazione e ristagno. E quel venire a galla senza ricordare come tale processo possa svilupparsi e accadere. Sorprendersi di provare alcune sensazioni e perfino incredula di pensare: «Sono viva», di sentirmi attratta e respinta da tutto ciò che questo mi comporta. Come una farfalla uscita dalla crisalide le mie ali fremono al primo vento che le attraversa. Le mie ali fragili dovranno continuare in questa vita e per volare non potranno indossare la corazza.
Appunti sulla scrittura privata
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Mi orientano alberi
nella resistenza per continuare
a vivere oltre lo sbarramento umano
Progredire nella respirazione
subirne viverne la necessità
di un atto raccolto e disperso
Le carico sul corpo le foglie
un tatuaggio in mutazione
un cerotto da applicare sulla prima pelle
consequenzialità di una spinta farmacologica
il rilascio di una sostanza non umanizzata
Nel regno di radici oscure
cercare la relazione
una concordia che non dissipa
Trovare quello che non riesce di risanare
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Appartata dalla città nella città siedo sullo sgabello girevole
di una cabina per le fototessera in attesa che scatti il mio orario
di visita presso un medico mai visto
non consideravo come questa location potesse rendermi il privato
c’è anche una tendina se chiusa scompaio se aperta riappaio
muovo la piccola tenda da un lembo non ricompaio
ci sarò pure in una parte della città in una anonima striscia di strada
ho tempo entro in libreria alla sezione poesia
un tipo si presenta sferrandomi prima uno sguardo
è ungherese cerca poeti e poete
tuttora nella loro carne non consumata del tutto e made in Italy
sgrano come un rosario nomi al femminile
in una totale amnesia di nomi maschili
un inconscio stratificato ribalta millenni di relegazione
lui visita i miei occhi il loro sesso non gli interessa
ne cerca solo viventi di italica nazione
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Si aprono cose che prima non avevamo compreso
la dinamica del dovere di vivere impediva
l’ampiezza della riflessione disinibita
disceso l’irremovibile sfondo della morte
avvio nello scambio tremante
mi sei accanto come in un esempio
di Albert Camus orizzontale
sfrondato dal pervasivo gerarchico
in cammino in cui l’ignoto gioca
la sua parte a tagliare un traguardo
non separa la morte dalla vita
non sei né luce né ombra
mutante resti privo di similitudine
impronta che non ha sepoltura
in questa immobile instabilità di una nebbia
frelen
