Trentottesima pagina Manovre di volo

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Trascrivo questa citazione da Staccando l’ombra da terra di Daniele Del Giudice:

«La metamorfosi che trasforma a ogni decollo il metallo in aeroplano e le manovre di volo in manovre di vita»

A seguire un racconto dove il volo porta con sé una serie di manovre imprescindibili dalla vita, la quale richiede continue manovre e spinte verso l’alto e verso il basso; volgendo direzione in un altrove da cercare. Nel non proclamare la propria soddisfazione, nel non riconoscersi perfetti esseri che mantengono imperituri la loro posizione non tenendo conto che la densità dell’aria, la temperatura, la latitudine, il vento sono mutati e segnano perfino nei nostri strumenti varianti in corso. (Questo non è scritto nel racconto, è sottointeso).
I sentimenti non accettati e provati come una scoperta troveranno  la loro naturalezza per manifestarsi. Una dolcezza tra uomini smonta quel retaggio di credere che la dolcezza, la tenerezza siano esclusive del femminile. E comunque in ognuno/a di noi sono presenti entrambe le componenti: maschile e femminile. Sarà questa la prova che siamo indivisibili composti.

 

 

 

White flying

 

Il generale Melchiorre Zambria era ritornato a casa dopo una lunga giornata di lavoro.
Aveva revisionato, insieme agli addetti e alle addette ai lavori, l’aereo White flying. In quelle ore si era accorto – soltanto lui – di una lieve, quasi incontrollabile anomalia nella fase di decollo. La quale cosa destò in lui non poca preoccupazione. All’inizio non avevano minimamente registrato il problema, anzi si era dell’avviso che una tale potenza di motore, un ruggito tanto rombante scandente fasi perfettamente crescenti fosse il consistente preludio per una lunga vita di volo.
Dopo, quando lui per primo aveva espresso il sottile caso, furono concordi nel continuare la revisione per l’intera giornata di lavoro, sperando di risolvere la situazione.
L’orecchio di Melchiorre Zambria era sempre stato il primo organo con il quale iniziava il suo lavoro. Poi seguivano tutti gli altri organi portatori dei sensi. Sensi che lui aveva affinato anche isolandoli l’uno dall’altro per la sua voglia di precisare, isolare, cercare lo specifico.
Comprendeva molto bene quanto fossero di aiuto tutti insieme in una cooperazione, però restava spesso con il desiderio di farli procedere a uno a uno. Per non avvalersi della vista in certe situazioni era solito bendarsi. Era così: certo che avrebbe lavorato con maggiore concentrazione; non si sarebbe distratto e forse avrebbe potuto cogliere aspetti differenti.
Ora, a casa, voleva staccarsi da quel problema presentatosi durante il lavoro. Non riusciva a non pensarci.
Da quando la moglie non c’era più la sua testa restava fissa su uno stesso oggetto per molto più tempo. Avrebbe voluto distogliere l’attenzione, la concentrazione per occuparsi di altre cose. Non ne era più capace. Nutriva speranza che ci sarebbe riuscito prima o poi. Disciplinarsi era sempre stata la sua massima. Anche vero che da quando viveva solo qualcosa in lui era mutato. Qualcosa di imperscrutabile, la cui sede è così intima da scappare divenendo imprendibile.
Si guardava intorno e provava estraneità verso lo spazio che occupava, gli oggetti e perfino i libri. Il suo principale pensiero non era verso ciò che provava. Il suo pensiero era ancora rivolto al White flying. Cercò una musica per quei momenti avendo la sensazione di non trovarne nessuna.
Estrasse dal mucchio il Requiem di Wolfgang Amadeus Mozart. Si preparò la cena e gli vennero in mente alcune scene del film Perfect days. Era davvero così ordinato, preciso e metodicamente felice il protagonista di quel film o era davvero questa la sua verità o recitava quella parte talmente bene al punto da viverla e non chiedersi se ci fosse una differenza tra le due azioni o erano più cose insieme? Di lui, Melchiorre Zambria, ammirava il ritmo con cui compiva le azioni in una ciclicità del quotidiano che non banalizza ciò di cui si occupa.
La musica aveva spostato il suo pensiero del lavoro in altro. Affiorò un qualcosa che precedentemente non aveva mai pensato potesse appartenergli. Mentre ripensava al tenente le sue labbra si schiusero e una stranissima dolcezza, perfino dolorosa, gli inondò le membra. Rimase inorridito di se stesso. La musica avanzava in lui. Si sentì indifeso contro se stesso. Il generale era impressionato fortemente di provare quello che stava provando per il tenente dagli occhi neri e i capelli ricci.
Per lo più dolcezza o tenerezza e una voglia tremenda di accarezzarlo. Le carezze? Era impazzito, si chiese. E si immaginò, suo malgrado, la scena di accarezzargli la testa girando per le mani i capelli ricci del tenente, nonostante il taglio tanto corto e militare. Perché-e-come potevano venirgli in mente quelle scene, si affannava a chiedersi.
La risposta rimase silenziosa, difficile da accantonare per il fatto di essere accompagnata e avvalorata da quel sentimento nuovo che il generale di squadra dell’aeronautica provava per il tenente con cui aveva svolto un lungo lavoro di recente. Il tenente era molto più giovane di lui. Pensare questo non gli piacque; si sentì offeso dal constatare come l’età possa rappresentare una barriera in certi casi; si sentì ridicolo di provare emozioni da adolescente. E all’improvviso gli salì un grande fuoco fino alla testa e balenandogli la frase: «L’amore non ha età» si sentì morire.
La musica e il canto avevano smussato quel suo rigore e aperto una comunicazione con se stesso. Al pensiero poteva opporsi con un atto di volontà, ma al desiderio non sapeva come opporsi. Si accorse che non contava censurarlo, inoltre più provava a ricacciarlo e più montava di intensità.
La musica terminò e Melchiorre Zambria non la riascoltò né la cambiò. Rimase in silenzio. Domani mattina avrebbe rivisto il tenente; avrebbero dovuto portare a termine il controllo sul White fying. Trattenne il respiro. Era stanco e voleva riposare in un bel sonno.
Non fu proprio tutta una notte tranquilla, però qualche ora dormì.
Si svegliò con un altro pensiero, chiedendosi: «E se quella anomalia, quell’impercettibile rumore nell’aereo li avessi percepiti solo io? e il resto del gruppo si sia fatto condizionare da quello che ho detto io?» E concluse pensando che tra qualche ora sarebbe stato con loro a compiere le manovre per una accurata revisione.
Arrivato sul luogo di lavoro non vide il tenente Miguel. Ne fu sorpreso, deluso, e allo stesso tempo sollevato di potersi concentrare su quell’aereo che faceva il suo capriccio prendendosi la loro attenzione.
Riaccesero i motori e… tutto si svolse con perfezione. Melchiorre Zambria tendeva l’orecchio al massimo della potenza e… rumori potenti e calibrati condotti a compimento confermavano un andamento ineccepibile. Salirono a bordo per eseguire le fasi di decollo e proseguire per il volo e l’atterraggio.
La giornata era limpida, riscaldata dal sole e ogni manovra confermava la messa a punto del Whithe flying. Il mare dall’alto era piccolo, limitato dalla terra, ma rappresentava una liquida alternanza alla terra sia pure con un suo fondo invisibile all’occhio.
Il generale si sorprese a ripensare al tenente Miguel: avrebbe voluto tenergli la mano stretta nella sua, e guardare nei suoi occhi in silenzio in quel volo luminoso.
Si prepararono per l’atterraggio, si scendeva progressivamente fino al comune elemento terra. L’orecchio di Melchiorre percepì un rumore isolato che gli destò un forte senso di allarme.
Qualcosa negli inversori di spinta o negli aerofreni o nei freni meccanici non procedeva come avrebbe dovuto. Lo comunicò immediatamente in cabina di pilotaggio. Il pilota se ne accorse faticosamente dopo, quando l’aereo non si fermava. Furono eseguite manovre lunghe occupando uno spazio ulteriore affinché l’aereo potesse fermarsi. Il tempo era uguale allo spazio e finiva e ricominciava per consentire ulteriori manovre nella ricerca di un freno definitivo che attestasse la conclusione della fase di atterraggio. La ricerca si concluse quando l’aereo si fermò.
Al generale parve che l’aereo si fosse infine placato immobile come un uccello sfinito.
Riguardò lo stesso oggetto e si convinse che la sua fosse una similitudine di origine animale – o umana – poiché lo vide indifferente, metallico, provvisorio.
Nella pista vi erano più persone in loro attesa. Quando scesero dal White fying ridevano e piangevano dalla gioia di essere ancora sulla terra.
Il tenente Miguel Hooks era lì pallido e tremante. Il generale Melchiorre lo guardò immensamente grato che fosse in quello spazio di attesa. Non pensò. Le sue gambe accelerarono in direzione di Miguel per abbracciarlo. Miguel aprì le braccia e le richiuse intorno all’altro corpo, felice di sentire la presenza vibrante di Melchiorre.

 

frelen

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