I pensieri si muovono in noi con domande e dubbi, e sono come passi di un cammino di cui ignoriamo il fine. Almeno così mi sento di scrivere. Non possiamo sapere dove ci condurranno, e per fortuna. Si intrecciano, si snodano e si rincorrono forse e sempre intorno alla vita/alla morte. Il nostro unico tema sulla terra. Qualsiasi cosa – fondamentalmente – è riconducibile a tale tema o meglio cardine che ci anima e ci sfugge. Altre battute di dialogo tra Mistura e Dirupo: quasi a confermare o dare prova di come sia impossibile scappare da noi stessi/e. Un vapore di ironia permea il loro discutere, e questo mi fa tanto bene per la distanza che si instaura, sia pure breve, da se stessi/e. Distanza che paradossalmente porta inevitabilmente dentro il sé, ma non deve essere una condanna. È anche premessa e conoscenza per potere fuori uscire verso l’altro/a.
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MISTURA: Cosa c’entra il mal di pancia…
DIRUPO: Entra moltissimo nella faccenda. Di colpo (fa un gesto inaspettato, come se gli fosse tagliata la gola da una spada) è tutto cambiato.
MISTURA: Cambiato in che cosa?
DIRUPO: Cambiato «in chi» noi dovremmo dire, e non «in cosa» .
MISTURA: Stai male e tutto muta, perfino tu non sei più tu.
DIRUPO: Io non sono più io? e chi dovrei essere?
MISTURA: Nessuno, o non altri che te stesso.
DIRUPO: Il fatto è che io non lo so chi sono anche quando sto bene, anzi mi sento un po’ io quando non sto per nulla bene.
MISTURA: Sei concentrato o molto distratto, c’è differenza?
DIRUPO: Se mi concentro devo per forza distrarmi, altrimenti… paranoie su schemi fissi mi sovrastano.
MISTURA: Conta la tua immaginazione in momenti simili. (Con un parlare un po’ predicatorio) Potrebbe importarti il calore di un amico, una mano che stringe la tua, l’abbraccio di…
DIRUPO: (Non le lascia finire la frase) Sei impazzita: pensare al calore mi è insopportabile; la mano che stringe la mia mano un vero e proprio horror; l’abbraccio di qualcuno, un caso di soffocamento bello e buono… (ripensa alle ultime parole) anzi brutto e terribile.
MISTURA: Ah ah ah ah! Il tuo cuore è di pietra.
DIRUPO: Ritorniamo al cuore? Parliamo e riparliamo delle stesse cose, allora nessun cammino.
MISURA: Camminare non è andare in avanti.
DIRUPO: Il mio cuore è solo sangue muscoli arterie vene e altro di cui sono fatti tutti i cuori. Credimi non c’è più soffio.
MISTURA: Per ciò ho detto di pietra. Sapessi quanto contiene la pietra, si è fatta millenaria. Si è fatta arcaica, si è fatta caverna, rifugio di tutte le sostanze.
DIRUPO: Cuore di pietra, è un luogo comune per dire altro, cioè una persona che non sente più col proprio cuore di carne. Un qualcuno divenuto insensibile o qualcosa di simile… anche qui cado nel luogo comune.
MISTURA: (Fissando lo sguardo nel vuoto) Alla lettera, il verso alla lettera.
DIRUPO: In questo caso è un rimandare perpetuo a qualcosa ancora… non si fermerà né più né mai.
MISTURA: Noi, che ci illudiamo di essere finiti solo perché nasciamo e moriamo, siamo solo dei bellimbusti!
DIRUPO: Almeno ricerchiamo l’eleganza?
MISTURA: L’eleganza dilegua, scappa e non torna da chi non si prende a calci.
DIRUPO: Tu dici di farsi a pezzi. Tu dici di trattarci senza delicatezza o perlomeno di usare la frusta?
MISTURA: La frusta smuove immagini legate all’eros, alla crudeltà, al sadismo e magari al masochismo.
DIRUPO: Con tutti questi esempi dove andremo?
MISTURA: Dove vuoi che andiamo,? Sempre dentro di noi. Lo spauracchio chi è?
DIRUPO: Dimmelo tu, ho il sentore di conoscere una certa risposta. Risposta senza, forse, questa volta.
MISTURA: Per me, lo spauracchio è: se stessi.
DIRUPO: La consapevolezza, un giorno mi ha reso folle; folle di fronte la società; folle di fronte alcune convinzioni rivelatesi provvisorie, fittizie, fasulle, incapaci di reggere alla prima tempesta.
MISTURA: Narrami, fatti voce di racconto. Io mi faccio orecchio nella notte del silenzio.
frelen
