Trentunesima pagina Io non sono più io?

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I pensieri si muovono in noi con domande e dubbi, e sono come passi di un cammino di cui ignoriamo il fine. Almeno così mi sento di scrivere.  Non possiamo sapere dove ci condurranno, e per fortuna. Si intrecciano, si snodano e si rincorrono forse e sempre intorno alla vita/alla morte. Il nostro unico tema sulla terra.  Qualsiasi cosa – fondamentalmente – è riconducibile a tale tema o meglio cardine che ci  anima e ci sfugge. Altre battute di dialogo tra Mistura e Dirupo: quasi a confermare o dare prova di come sia impossibile scappare da noi stessi/e. Un vapore di ironia permea il loro discutere, e questo mi fa tanto bene per la distanza che si instaura, sia pure breve, da se stessi/e. Distanza che paradossalmente porta inevitabilmente dentro il sé, ma non deve essere una condanna. È anche premessa e conoscenza per potere fuori uscire verso l’altro/a.

 

[…]

MISTURA: Cosa c’entra il mal di pancia…

DIRUPO: Entra moltissimo nella faccenda. Di colpo (fa un gesto inaspettato, come se gli fosse tagliata la gola da una spada) è tutto cambiato.

MISTURA: Cambiato in che cosa?

DIRUPO: Cambiato «in chi» noi dovremmo dire, e non «in cosa» .

MISTURA: Stai male e tutto muta, perfino tu non sei più tu.

DIRUPO: Io non sono più io? e chi dovrei essere?

MISTURA: Nessuno, o non altri che te stesso.

DIRUPO: Il fatto è che io non lo so chi sono anche quando sto bene, anzi mi sento un po’ io quando non sto per nulla bene.

MISTURA: Sei concentrato o molto distratto, c’è differenza?

DIRUPO: Se mi concentro devo per forza distrarmi, altrimenti… paranoie su schemi fissi mi sovrastano.

MISTURA: Conta la tua immaginazione in momenti simili. (Con un parlare un po’ predicatorio) Potrebbe importarti il calore di un amico, una mano che stringe la tua, l’abbraccio di…

DIRUPO: (Non le lascia finire la frase) Sei impazzita: pensare al calore mi è insopportabile; la mano che stringe la mia mano un vero e proprio horror; l’abbraccio di qualcuno, un caso di soffocamento bello e buono… (ripensa alle ultime parole) anzi brutto e terribile.

MISTURA: Ah ah ah ah! Il tuo cuore è di pietra.

DIRUPO: Ritorniamo al cuore? Parliamo e riparliamo delle stesse cose, allora nessun cammino.

MISURA: Camminare non è andare in avanti.

DIRUPO: Il mio cuore è solo sangue muscoli arterie vene e altro di cui sono fatti tutti i cuori. Credimi non c’è più soffio.

MISTURA: Per ciò ho detto di pietra. Sapessi quanto contiene la pietra, si è fatta millenaria. Si è fatta arcaica, si è fatta caverna, rifugio di tutte le sostanze.

DIRUPO: Cuore di pietra, è un luogo comune per dire altro, cioè una persona che non sente più col proprio cuore di carne. Un qualcuno divenuto insensibile o qualcosa di simile… anche qui cado nel luogo comune.

MISTURA: (Fissando lo sguardo nel vuoto) Alla lettera, il verso alla lettera.

DIRUPO: In questo caso è un rimandare perpetuo a qualcosa ancora… non si fermerà né più né mai.

MISTURA: Noi, che ci illudiamo di essere finiti solo perché nasciamo e moriamo, siamo solo dei bellimbusti!

DIRUPO: Almeno ricerchiamo l’eleganza?

MISTURA: L’eleganza dilegua, scappa e non torna da chi non si prende a calci.

DIRUPO: Tu dici di farsi a pezzi. Tu dici di trattarci senza delicatezza o perlomeno di usare la frusta?

MISTURA: La frusta smuove immagini legate all’eros, alla crudeltà, al sadismo e magari al masochismo.

DIRUPO: Con tutti questi esempi dove andremo?

MISTURA: Dove vuoi che andiamo,? Sempre dentro di noi. Lo spauracchio chi è?

DIRUPO: Dimmelo tu, ho il sentore di conoscere una certa risposta. Risposta senza, forse, questa volta.

MISTURA: Per me, lo spauracchio è: se stessi.

DIRUPO: La consapevolezza, un giorno mi ha reso folle; folle di fronte la società; folle di fronte alcune convinzioni rivelatesi provvisorie, fittizie, fasulle, incapaci di reggere alla prima tempesta.

MISTURA: Narrami, fatti voce di racconto. Io mi faccio orecchio nella notte del silenzio.

 

frelen

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