Ventisettesima pagina Non voglio avere paura del vuoto

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Nel breve tragitto di treno da casa mia al posto di lavoro mi sono chiesta – e più di qualche volta – se io riesca a vivere o reciti una parte che forse e perfino io stessa mi sono assegnata.
Chissà se recitare sia il perfetto sinonimo di vivere.
Come paesaggi mi scorrono immagini che non si fermano. Come una spettatrice osservo e resto estranea perché tutto quello che vedo mi appare svuotato. Da che cosa svuotato e come posso io considerarlo tale, mi ripeto.
Scesa dal treno mi ritrovo in quella moltitudine e andirivieni della stazione e sento di essere invisibile. Uno specie di spettro vivente che poche persone scorgono e magari perché ci siamo urtate per errore o per vocazione a un contatto in grado di attestare la nostra carne comune.
A cosa potrei credere quando le parole ascoltate non possono occuparsi della verità essendo state pronunciate per convincere o autoconvincersi che esprimano un pensiero ampiamente patito.
E invece risulta che all’interno di quelle parole non c’è la loro verità. Restano suoni che non possono accompagnare in nessun cammino. Saranno chiacchere o stronzate dette per colmare silenzi.
Non voglio avere paura del vuoto.
È questo il momento di lasciare che ci sia silenzio.
Ci fa tremare il silenzio che tutto può contenere e non smentisce e non afferma.
Dentro di me ci sono tante voci. E quelle volte che in me sento il silenzio sono felice.
Le parole per me sono nutrimento. Sono i miei strumenti, ma non posso buttarle fuori per colmare spazi. O forse è proprio quello che sto facendo.
Anche adesso, che mi sento inquieta e ho bisogno di scrivere, non voglio abusarne.
È il verbo. Hanno una loro forza e per me possono essere sacre.
Rompono il silenzio per farsi udire e segnare la loro presenza all’interno dei nostri corpi.
Mentre scrivo in questa stanza c’è silenzio. È notte. La mia testa ha infiniti pensieri simultanei a una velocità impressionante. Ho provato a chiedere a qualche amica e amico se anche a loro capiti questo. Non proprio. Io so che ci sono persone a cui capita questo con una maggiore accelerazione e con una moltiplicata quantità di pensieri. E so che alcune tra queste hanno subito dei trattamenti psichiatrici.
Non posso limitarmi sempre e troppo nel timore di essere considerata impazzita del tutto.
Non sono capace di rendermi comprensibile.
Chi leggerà, abbia la delicatezza di leggere senza giudizio.
Leggere per me è incontrare.

frelen

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